Come Meditare

di Lawrence LeShan
trad. Martin Guy


Capitolo 5
I TIPI BASILARI DI MEDITAZIONI

Ci sono moltissimi tipi di meditazioni. In questo capitolo descriverò in breve le quattro classi principali che ne coprono la maggioranza. Molte meditazioni sono di tipo `combinazione' e si possono ragruppare in più di una classe, ma prima di potere parlare di loro in modo intelligente bisogna capire le classi generali stesse.

   Invece di parlare di `classi di meditazione' potremo, con buoni motivi, parlare di `sentieri di meditazione.' Ciascuno risponde alla domanda: «Qual'è la strada seguita da questa pratica particolare per raggiungere gli obiettivi delineati negli ultimi tre capitoli?» Descriverò i quattro sentieri come: il sentiero dell'intelletto; il sentiero delle emozioni; il sentiero del corpo; il sentiero dell'azione.

   Come fa un individuo a scegliere un sentiero? Non esistono regole assolute. Spesso il modo migliore è di iniziare nell'area in cui personalmente ti senti più forte e più sicuro. Più tardi, dopo aver lavorato seriamente su questo sentiro, potresti volere cambiarlo o abbinarlo a un'altro. Tutti portano allo stesso fine. Tutti sono difficili. La cosa importante è dove ti trovi ora prima di cominciare. Il compito è già abbastanza difficile: cominciare nella tua area più debole lo renderebbe più difficile ancora. Quale sentiero ti sembra più naturale per te come individuo? Comincia con questo e persisti con esso per i mesi necessari per determinare se hai sbagliato o fatto la scelta giusta.

   Rabbino Nahman di Bratislava, insegnante della via mistica, scrisse: «Dio sceglie uno con un grido, un'altro con un canto, un'altro con un sussurro.»

   C'è un'altra prova di una meditazione o di un programma di meditazioni da tenere sempre in mente. In generale, dovrebbe farti sentire meglio quando la fai rispetto a quando non la fai. Dopo ogni meditazione siediti per qualche minuto senza nessun programma. Lasciati `stare' per questo tempo (circa dieci o venti per cento del tempo passato in meditazione.) Chiediti poi come ti senti rispetto a prima di iniziare la meditazione. Se il lavoro che stai facendo è del tipo giusto per te, la risposta sarà, di solito, che ti senti meglio, più `messo insieme', più di un pezzo e meno frammentato. Se solitamente questa risposta non viene, non continuare con questa meditazione. Se perseveri con un programma di meditazioni adatto a te, scoprirai dopo circa un mese che sei `dedito a sentirti bene' e che la tua motivazione a continuare questo lavoro regolarmente si aumenta.

Il Sentiero dell'Intelletto

A molte persone e a molti mistici sembra che il sentiero dell'intelletto sia una contraddizione. Fa uso dell'intelletto per andare oltre l'intelletto, usa la volontà e i processi di pensiero diretto per trascendere se stessi. Perseguiamo il pensiero costantemente per innescare una rivoluzione nel cuore del pensiero. Ancora una volta, questa situazione rassomiglia a

quella paradossale che confrontava la fisica all'inizio di questo secolo quando, nelle parole di Werner Heisenberg, giunse a «la presa di coscienza inaspettata che l'inseguimento coerente della fisica classica ci costringe a transormare la radice di questa stessa fisica.»

   Questo sentiero è stato percorso da una grande varietà di mistici. Potremmo citare come esempi lo Yoga Jnana nell'oriente e il Chassidismo Habad nella tradizione ebraica.

   La struttura basilare del sentiero dell'intelletto è che, per prima, lo studente giunge a una comprensione intellettuale delle due realtà, i due modi di percepire e a mettersi in rapporto al mondo, e poi, attraverso una serie di esercizi di allenamento - meditazioni - approfondisce questa comprensione. Nello stesso tempo sta rafforzando la struttura della sua personalità con la disciplina. Completa il processo con l'uso di meditazioni strutturate che costringono la mente a fare delle cose che sono impossibili con i nostri soliti modi di percepire e di pensare (vedi capitolo 3°.) Queste tre parti del sentiero dell'intelletto si combinano, facendo sì che la sua comprensione dei due modi di mettersi in rapporto alla realtà diventi una comprensione totale dell'intero organismo. Nel Bhagavad-Gita, questo è il primo dei sentieri insegnati da Krisna ad Arjuna. Nella moderna tradizione orientale lo vediamo più chiaramente nell'approccio di Krisnamurti.

   Il sentiero dell'intelletto fu portato nel misticismo cristiano per lo più da Riccardo di S. Vittorio (morto ca. 1173). Nella tradizione ebraico, troviamo quest'approccio nel Chassidismo Habad. Habad è un di tre parole: Hokmah (saggezza), Binah (intelligenza) e Daat (conoscenza). Da questo, l'orientazione di questa scuola di allenamento è evidente.

   Per molti occidentali, forse per gli intellettuali in modo particolare, questo potrebbe essere il sentiero di scelta. Può offrire un metodo familiare di lavoro all'inizio del sentiero in modo che si abbia svillupato una sensazione della correttezza del sentiero per sé e di sicurezza prima di arrivare alle parti più difficili e più sconvolgenti del lavoro.

Il Sentiero delle Emozioni

È probabile che il sentiero delle emozioni sia stato quello più largamente percorso fra tutti i sentieri mistici. Il monastico Cristiano che passa anni a praticare le sue devozioni, lavorando senza sosta sulla sua capacità di amare, di sentire, di accettare, di accrescere e di esprimere la sua Caritas, la sua cura degli altri, sta su questo sentiero. Ci si trova anche lo studente di Yoga Bhakti in oriente. Rumi, il poeta Sufi, scrisse: «L'astrolabio dei misteri di Dio è l'amore.» Il Baal Shem Tov, fondatore del misticismo Chassidico, insisteva sull'importanza dell'amore e della sensibilità nell'approccio all'Uno. Il seguace orientale di questo sentiero con più influenza in occidente è probabilmente Meher Baba. Alcuni mistici erano dell'opinione che questo fosse l'unico valido sentiero. Tale era l'autore anonimo di La Nuvola di Sconoscenza, mistico documento medievale, che scrisse di Dio: «Con l'amore Lo si può trovare e tenere, mai col pensiero né colla comprensione.»

   Il sentiero delle emozioni si concentra su meditazioni che sciolgono i sentimenti e che espandono la capacità di mettersi in rapporto ad altri, di prendersi cura e di amare. Le meditazioni non-strutturate (vedi p.XX) vengono usate di più dai seguaci di questo sentiero rispetto a quelli che seguono altri sentieri. La teoria di base tenuta da scuole di meditazione di questo tipo (e anche da quasi tutte le altre) è che più un essere umano è libero, quieto <= untroubled> e completo, più avrà superato il della sua crescita dovuto al suo condizionamento culturale e le sue prime esperienze <= early experiences>, più gli verrà naturalmente di amare, e meglio si metterà in rapporto ad altri. Alcune scuole si concentrano sull'apprensione di amore di sé, altre sull'amore degli altri, altri ancora sull'amore di Dio. Alla fine, tutti portano nello stesso luogo: amare tutti e tre. Dal punto di vista del mistico, non c'è una separazione tra sé, altri e Dio, e la capacità di amare l'uno porta all'amore per tutti.

Il Sentiero del Corpo

Fino ai tempi recenti, questo sentiero è stato usato molto poco in occidente. Seguendolo, si impara ad essere consapevole del proprio corpo e dei suoi movimenti e di innalzare questa consapevolezza con la pratica finché, durante un periodo di meditazione, questa consapevolezza riempie l'intero campo di coscienza, escludendo qualsiasi altra cosa. Con la pratica costante, porta agli stessi risultati degli altri sentieri. Le forme orientali più conosciute sono lo Yoga Hatha, il T'ai Chi e le Danze dei Dervisci nella tradizione mistica Sufi. Negli anni recenti sono state svillupate due forme occidentali: i metodi di consapevolezza sensoriale di Gindler e di Alexander.

   Un derviscio diceva a Nikos Kazantzakis: «Benediciamo il Signore con la danza ... perchè la danza uccide l'io, e quando l'io è morto non ci sono più ostacoli da trattenervi dall'unione con Dio.»

   Un racconto Chassidico parla del Grande Rabbino che veniva a visitare una piccolo paese della Russia. Fu un'occasione di grande importanza per gli ebrei del paese e ciascuno ponderava bene e a lungo le domande che farebbe al saggio. Quando arrivò finalmente, tutti furono radunati nella più grande sala a disposizione, ciascuno profondamente preoccupato dalle domande che aveva per lui. Il Rabbino entrò nella stanza e sentiva la grande tensione nell'aria. Per un po', non diceva niente e poi cominciò a canticchiare sommessamente una melodia Chassidica. Presto tutti i presenti stavano canticchiando con lui. Si mise poi a cantare la melodia ad alta voce e presto tutti cantavano con lui. Poi cominciò a ballare e presto tutti erano coinvolti <= caught up> nella danza. In poco tempo, tutti erano profondamente coinvolti nella danza, pienamente impegnati in essa, tutti che ballavano soltanto. In questo modo ciascuno diventò intero con se stesso, ciascuno guarì le scissioni in sé che gli impediva di capire. Dopo che il ballo aveva durato qualche tempo, il Rabbino lo rallentava gradualmente finché non si fermava e, rivolgendosi al gruppo, disse: «Confido di aver risposto a tutte le vostre domande.»

   Nella completa immersione nell'integrazione e nel movimento del proprio corpo, il meditatore viene portato gradualmente a fare soltanto una cosa per volta. Questo, come sui altri sentieri, integra e rafforza l'organizzazione della personalità e fornisce sia la prontezza sia il bisogno di sviluppare un nuovo modo di percepire e di rispondere alla realtà. Inoltre, questo sentiero particolare integra degli aspetti diversi del corpo, ciascuno con gli altri e con la personalità in particolare.

Il Sentiero dell'Azione

Sul sentiero dell'azione, si impara come `essere' e come percepire e mettersi in rapporto al mondo mentre si fa pratica in un tipo di abilità particolare. Quest'approccio è stato usato più diffusamente in oriente. Sono stati usati vari abilità: nella tradizione Zen: il tiro all'arco, la sistemazzione dei fiori , l'aikido e il karaté (due sistemi di combattimento senza uso di armi <= unarmed combat>), e nella tradizione Sufi: la tessitura di tappeti. Il canto e la preghiera sono stati usati nella tradizione cristiana.

   Una delle descrizioni più chiare di questo sentiero nel cristianesimo si trova forse ne La Piccola Via di S. Teresa di Liseaux. Il suo metodo consisteva nel fare tutti i piccoli compiti della vita quotidiana con la consapevolezza che ciascuno fa parte dell'armonia totale dell'universo. Venivano fatti con amore, con la piena concentrazzione e con l'atteggiamento che ogni compito era la cosa più importante da fare in quel momento.

   Mentre uno impara il modo del mistico di porsi di fronte al mondo durante l'esecuzione di una specifica attività, col tempo la dura pratica disciplina e rafforza la personalità. La pura concentrazione su quel che si sta facendo e la consapevolezza di nient'altro è, di nuovo, il compito impossibile per il nostro modo quotidiano di essere, e in questo modo il nuovo modo viene portato per forza all'esistenza conscia. Nello stesso modo in cui la pratica di una meditazione intellettuale o corporale ha un effetto, col tempo, sul resto delle percezioni e azioni, così l'effetto di meditazioni basati sull'azione hanno la tendenza di spargersi nel resto della vita. Si diventa esperti nell'attività particolare con cui si lavora. Il vero obiettivo, però, è di aiutarvi a crescere e a svilupparvi globalmente, non di migliorarvi nel tiro con l'arco o di diventare esperti in karaté. Non c'è motivo particolare per supporre che gli arcieri addestrati nello Zen siano migliori o peggiori degli arcieri che non abbiano seguito la disciplina Zen `sentiero di azione' ma che hanno praticato con arco e le frecce per un periodo di tempo equivalente. (Non c'è neanche motivo che dimostri che gli arcieri addestrati nello Zen siano peggiori dei loro colleghi altrettanto addestrati sotto tutti gli altri aspetti.) Però, gli arcieri addestrati nello Zen hanno sviluppato l'organizzazione delle loro personalità in un modo che manca agli altri.

   Abbiamo discusso molto brevemente il `sentiero' principale di addestramento mistico. Come vedremo nei capitoli 7° e 10°, molte meditazioni sono combinazioni di sentieri diversi e la maggioranza delle scuole di meditazione includono più di uno di questi sentieri. Ogni persona deve trovare la combinazione di sentieri che gli sia più adatta come individuo. Non esiste un unico sentiero che sia `migliore' per tutti; ad ogni individuo è adatto uno dei sentieri. Né sesso né età influiscono sulla scelta. Per esempio, il sentiero del corpo può essere seguita da individui di qualunque età, tramite la consapevolezza sensoriale oppure il metodo di Alexander. Ogni persona deve trovare il proprio programma secondo la struttura della propria personalità. Cerca di capire con quale genere di lavoro ti troveresti meglio così come sei ora, non come vorresti essere. Costruisci un programma basato sulla tua condizione attuale. Ogni scelta di meditazione va provata per varie settimane, queste necessarie ad imparare veramente come si usano. Alla fine di quel tempo, se ti senti meglio rispetto al tempo precedente, allora continua con essa. Altrimenti fà ulteriori esperimenti.

   Durante la meditazione, ti può capitare di avvertire un segnale di pericolo al quale devi sempre badare, e si tratta della sensazione che non dovresti fare questa meditazione particolare, che per te è `sbagliata'. È la sensazione che ciò che stai facendo non sia adatto alla struttura del tuo essere e che ti stia danneggiando o deformando in qualche modo. Quando e se ti viene questa sensazione (ed è piuttosto rara) rispetto a ciò che stai facendo, smettila subito.

   Non sto parlando dell'ansia. Se ti viene l'ansia durante una meditazione, è probabile che agirai nello stesso modo come nelle altre situazioni in cui provi l'ansia: alcune persone smettono di fare quello che stavano facendo per rivalutare la situazione; altre tengono duri. Personalmente, siccome non credo agli atti eroici nella meditazione, consiglio il primo corso, ma ogni persona farà la sua scelta.

   Sto parlando invece della sensazione precisa e chiara che stai facendo qualcosa a te stesso che non dovresti fare. Quest'avvertenza va sempre obbedita. Interrompi quella meditazione e non la riprendere finché non siano passati almeno qualche mesi, finché non capisci pienamente perché ti sei sentito così, e finché questi motivi non esistano più. In generale, se una meditazione ti dà la sensazione che ti sta facendo del male, il lavoro con essa non ti darà mai frutto. Tanto vale che la abbandoni completamente e che usi altre forme di meditazione. Non ho mai sentito che qualcuno abbia avuto questa sensazione durante il Conteggio del Respiro né durante la Contemplazione. Comunque, di rado può accadere in altre forme di questo lavoro.

   Nel corso di qualunque programma serio di meditazione ci saranno periodi aridi e scialbi durante i quali ti sentirai semplicemente annoiato dal lavoro. Questi sentimenti fanno parte della tua resistenza. Persisti, se puoi, in questi periodi. Lavoro più sodo. Presto passaranno (quando ti rendi conto che questo modo di resistere alla disciplina non funziona) e la meditazione diverrà un'esperienza più profonda e più ricca dopo quel periodo arido rispetto al periodo precedente.

   Anche se oggi giorno le parole `disciplina' e `volontà' sono diventate per molte persone parole chiave alle quali rispondono in modo negativo, tuttavia sono necessarie per comprendere la meditazione. Uno studente di meditazione mi chiese: «Come faccio a riportare la mia menta ripetutamente al conteggio del respiro?» Sembrava molto sorpreso quando gli risposi: «Con la tua volontà attiva.» Dopo aver considerato la mia risposta per un attimo, ne era soddisfatto.

   Il Bhagavad-Gita lo dice con chiarezza: «Con pazienza, a poco a poco, l'uomo deve liberarsi da tutte le distrazioni mentali con l'aiuto della volontà intelligente.»

   Se tu sei una delle persone che rispondono subito in modo negativo a termini come `disciplina' e `volontà', ti potrebbe interessare indagare sul perché.


Questa traduzione di Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, 18 novembre 1995.
Prima edizione digitale: 20 luglio 2003.
Ultima revisione: 18 settembre 2017.