Come Meditare

di Lawrence LeShan
trad. Martin Guy


Capitolo 4
GLI EFFETTI FISIOLOGICI DELLA MEDITAZIONE

Soltanto adesso stiamo venendo a conoscenza degli effetti della meditazione sul funzionamento del corpo. I nuovi strumenti della scienza vengono adesso applicati in questo campo e parecchia ricerca nuova è in corso. Però, ci sono realmente problemi in questo tipo di ricerca : per esempio, come decidere chi è esperto nella meditazione e la scelta di quali scuole di meditazione studiare. È in parte per questi motivi (e anche per una mancanza d'interesse da parte della comunità scientifica in passato) che così poca ricerca è stata effettuata finora. Con l'aumento d'interesse in questo campo in occidente, comunque, si sono avviati un numero piuttosto elevato di studi. Finora, la maggioranza di questi studi sono centrati su monaci Zen (che hanno compiuto tutti un allenamento serio nello stesso tipo di meditazione) o su studenti della Meditazione Trascendentale. Quest'ultimo è un lavoro di tipo Mantra (vedi pag. XX), insegnato in una maniera standardizzata e di facile apprendimento. Grazie alla rapida crescita di questa seria scuola di meditazione, c'è un buon numero di studenti da analizzare, e siccome questo numero include molti scienziati di professione, la quantità di ricerca in corso è ancora più ampia. Poiché molto si sta attualmente facendo e data la novità di questo campo, qualunque resoconto di cambiamenti fisiologici dovuti alla meditazione diviene presto superato. Però c'è una chiara evidenza per quanto riguarda certi rapporti fra la meditazione seria e la risposta fisiologica.

   Essenzialmente, la meditazione sembra produrre uno stato fisiologico di rilassamento profondo abbinato a uno stato mentale realmente sveglio e altamente vigile. Di solito, si verifica una ritmo metabolico ridotto con una diminuzione dei ritmi cardiaco e di respirazione. L'insieme di risposte fisiologiche causato dalla meditazione è differente da quello prodotto dal sonno o dall'ipnosi. Lo stato fisiologico causato dalla meditazione sembra opposto a quello dovuto all'ansia e alla rabbia. Tecnicamente, la meditazione sembra produrre uno stato ipometabolico opposto a quello di «difesa-allarme» descritto da W.B. Cannon nella sua analisi dello stato fisiologico dovuto alla reazione «combattere o fuggire».

   L'elemento centrale nella risposta alla meditazione è l'abbassamento del ritmo metabolico, cioè una riduzione del consumo d'ossigeno e della produzione di biossido di carbonio. Che queste riduzioni siano dovute a un abbassamento del ritmo metabolico piuttosto che a una respirazione più lenta e meno profonda è dimostrato dal fatto che tutti e due si riducono parimenti mentre il rapporto fra di loro rimane costante, il che non sarebbe vero se fossero dovute a un cambiamento nella respirazione. Tipicamente, nella meditazione, c'è anche un rallentamento del battito cardiaco (in uno studio, di circa tre battiti al minuto) e un abbassamento del ritmo e del volume della respirazione.

   La concentrazione di acido lattico nel sangue si abbassa bruscamente durante la meditazione, quasi quattro volte più velocemente di quanto fa in persone placidamente sdraiate a riposo in situazioni tranquille e sicure. Il livello di acido lattico nel sangue è in rapporto all'ansia e alla tensione, e il basso livello trovato nei soggetti durante la meditazione è molto probabilmente dovuto allo stato di rilassamento dei meditatori.

   È risaputo da tempo che la resistenza della pelle di un individuo a una debole corrente elettrica è in stretto rapporto alla quantità di tensione e di ansia presenti: più c'è tensione e ansia e più si abbassa la resistenza della pelle. La resistenza della pelle aumenta durante la meditazione, a volte fino al quattrocento per cento. Il ritmo cardiaco tende a rallentare e di solito si verificano cambiamenti nello schema delle onde cerebrali, fra cui il più comune è un aumento delle onde lente alfa (fra otto e nove per secondo).

   Durante l'ipnosi non si verifica nessun cambiamento nel ritmo metabolico, mentre, durante il sonno, un abbassamento apprezzabile del consumo di ossigeno si verifica soltanto dopo alcune ore e questo è dovuto a una riduzione nella respirazione piuttosto che a un cambiamento del metabolismo globale.

   Gli schemi di onde cerebrali verificati durante il sonno sono completamente differenti da quelli della meditazione. Durante l'ipnosi, tali schemi rassomigliano a quello tipico di qualsiasi stato mentale è stato suggerito al soggetto. Questo vale anche per la respirazione, la pressione del sangue, il ritmo cardiaco e la resistenza della pelle. Durante l'ipnosi questi rassomigliano a quelli tipici dello stato suggerito: non c'è uno schema tipico dell'ipnosi stessa.

   Perché il vostro corpo risponde in questa maniera durante la meditazione? C'è ancora molto che non sappiamo, anche se è molto probabile che la ricerca attualmente in corso riempirà alcune lacune. Un fattore, comunque, sembra essere correlato all'aspetto basilare della meditazione: concentrarsi su, e fare, una cosa per volta. I segnali che indicano al corpo il modo in cui dovrebbe rispondere sono più semplici e più coerenti durante la meditazione che non in quasi qualsiasi altro momento.

   Se pensiamo ai segnali che mandiamo a noi stessi durante la maggior parte della nostra vita quotidiana, vedremo che sono davvero molto vari. Quando parlo con qualcuno, di solito non sto soltanto parlando; sto pensando anche a dove la conversazione sta andando, che cosa è stato già detto, che impressione ho dell'interlocutore, e che ore sono. Nel sottofondo del mio pensiero si trovano ricordi delle parti precedenti della giornata e progetti o preoccupazioni per quelli seguenti. In più, sono cosciente della mia posizione, le mie sensazioni corporee, il mio livello di stanchezza, e se ho una bevanda o una sigaretta in mano o se ne voglio una. Ciascuno di questi aspetti della mia attività mentale sta mandando segnali al mio apparato fisiologico per indicare lo stato generale delle cose e come rispondere, e ciascuno di questi segnali è diverso. Durante la meditazione invece, ci troviamo (o ci avviciniamo) a mandare un'insieme solo di segnali per volta, il cui effetto fisiologico è positivo e c'è una forte tendenza a normalizzare le reazioni e a comportarsi, fisiologicamente, in una maniera più rilassata e più salutare. Gli indicatori di tensione e di ansia si riducono e i ritmi metabolico e cardiaco rallentano. La presenza mentale e la vigilanza aumentano e la tensione fisiologica si abbassa.


Questa traduzione di Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, 1 settembre 1995.
Prima edizione digitale: 20 luglio 2003.
Ultima revisione: 18 settembre 2017.