Come Meditare

di Lawrence LeShan
trad. Martin Guy


Capitolo 1
PERCHÉ MEDITIAMO

Qualche anno fa, partecipavo ad una conferenza di scienziati i quali praticavano la meditazione quotidianamente. Verso la fine della riunione che durò quattro giorni, durante i quali ciascuno di loro aveva largamente descritto il modo in cui meditava, cominciai a chiedere con insistenza il perché della loro meditazione. Vari membri del gruppo davano varie risposte e tutti sapevamo che non erano soddisfacenti, che in realtà non rispondevano alla domanda. Alla fine un uomo disse: "È come tornare a casa". Ci fu silenzio dopo questo e, ad uno ad uno tutti dettero il loro consenso con un cenno del capo. Chiaramente non c'era da prolungare oltre l'inchiesta.

   Questa risposta alla domanda: `Perché meditare?' attraversa tutta la letteratura di coloro che praticano questa disciplina. Meditiamo per trovare, recuperare, per ritrovare qualcosa di noi stessi che vagamente e inconsapevolmente avevamo, e che abbiamo perso senza sapere né che cos'era né dove e quando l'abbiamo perso. Lo potremmo chiamare l'accesso ad una più grande parte della nostra potenziale umana, oppure all'essere più vicini a noi stessi e alla realtà, ad una più grande parte della nostra capacità per amore, per ardore, per entusiasmo, per la consapevolezza di fare parte dell'universo dal quale non possiamo mai essere alienati o separati, oppure la nostra abilità di vedere e funzionare nella realtà con più efficacia.  Mentre lavoriamo sulla meditazione, scopriamo che ciascuno di queste definizioni dell'obiettivo ha lo stesso significato. È questa perdita, il cui recupero cerchiamo, che ha portato lo psicologo Max Wertheimer a definire un adulto `un bambino deteriorato'.

   Eugen Herrigel, che studiò il metodo Zen di meditazione per molto tempo, scrisse: `Il lavoro su un Koan (una tecnica di meditazione di quella scuola) ti porta ad un punto in cui ti comporti come una persona che cerca di ricordarsi qualcosa che ha dimenticato.' E Louis Claude de S. Martin, riassumendo le sue motivazioni per i suoi lunghi anni di meditazione, disse succintamente: `Ci troviamo tutti in uno stato di vedovanza e il nostro compito è di risposarci.'

   È la nostra più piena umanità, il pieno uso di quello che significa `essere umano', il ché è l'obiettivo della meditazione. La meditazione è una disciplina dura ed esigente che ci aiuta a muovere verso quest'obiettivo. Non è né l'invenzione di un singolo uomo né di una scuola. Ripetutamente, in molti luoghi e tempi diversi, esploratori della condizione umana hanno concluso che gli esseri umani posseggono un'ampia potenzialità per essere, per vivere, per partecipazione ed espressione più di quanto non siano capaci di usarla. Questi esploratori hanno sviluppato metodi di addestramento per aiutare la gente a raggiungere queste abilità, e questi metodi hanno lo stesso principio. Come mostrerò nei capitoli 4, 5 e 6, tutti si basano sulle stesse intuizioni e princìpi, sia che questi si siano sviluppati in India, fra il quinto e il dodicesimo secolo nei deserti di Siria e Giordano, in Giappone nel decimo secolo, nei monasteri Europei medievali, in Polonia e Russia nel diciottesimo e diciannovesimo secolo o in altri luoghi e tempi.

   Tutti richiedono lavoro. Non esiste una via facile o una strada maestra per raggiungere l'obiettivo che cerchiamo. Per di più, non c'è fine alla ricerca; non esiste una posizione dalla quale possiamo dire: `Ora sono arrivato, posso smettere di lavorare.' Mentre lavoriamo, ci troviamo sempre più a nostro agio nell'universo, più ad agio con noi stessi, più in grado di lavorare con efficienza alle nostre imprese e verso il nostro obiettivo, più vicini agli altri, meno ansiosi e meno ostili. Però, non raggiungiamo mai un traguardo. Come in tutte le questioni serie (l'amore, l'apprezzamento della bellezza, l'efficienza) non c'è limite alle potenzialità della la crescita umana. Lavoriamo con la meditazione come parte di un processo; cerchiamo un traguardo, pur sapendo che è sempre irraggiungibile.

   Un buon programma di meditazione è, per molti versi, molto simile ad un buon programma di esercizio fisico. Tutti e due richiedono un impegno sostenuto. Che cosa potrebbe essere più sciocco - alzare e abbassare dieci chili di piombo ripetutamente o contare i tuoi respiri fino a quattro di seguito, che è un esercizio di meditazione? In entrambi i casi, si fa l'esercizio per l'effetto che ha piuttosto che per lo scopo di alzare piombo o contare respiri. Ambedue programmi si dovrebbero adattare alla persona che li usa con la chiara comprensione che non esiste un unico programma che sia giusto per tutti. Sarebbe stupido dare lo stesso programma fisico a due persone che differiscono molto di peso, condizione fisica generale e di rapporto fra lo sviluppo dell'apparato respiratorio e circolatorio a quello muscolare. È ugualmente stupido dare lo stesso programma di meditazione a due individui che differiscono molto nello sviluppo dei sistemi intellettuali, emotivi e sensoriali e nel rapporto fra questi sistemi. Uno dei motivi per i quali le scuole formali di prassi di meditazione hanno un tasso così alto di insuccesso fra i loro studenti - quelli che ottengono poco dalle pratiche e lasciano la meditazione completamente - è che la maggioranza di queste scuole sono portate a credere che esiste un modo giusto per tutti di meditare e, per una strana coincidenza, capita che è proprio quello che usano loro. Sia i programmi fisici sia quelli di meditazione hanno come obiettivo primario l'armonia e l'allenamento della persona in modo che possa muoversi verso i suoi obiettivi con più efficacia.

   Può la meditazione cambiare questi obiettivi? Certamente, la maggior competenza e consapevolezza di questa competenza, l'abilità di agire con tutto il cuore e tutta la mente, la percezione più ampia della realtà e l'organizzazione più coerente che comporta cambiano le azioni e gli obiettivi di un individuo tanto quanto una buona psicoterapia cambia azioni e obiettivi per lo stesso motivo. I miei obiettivi sono in funzione al modo in cui percepisco me stesso e il mondo. Quando questa percezione si chiarisce e si allarga, anche i miei obiettivi si sviluppano. Mentre divento meno ansioso e mi sento meno vulnerabile, divento meno sospettoso e ostile versi i miei simili, e cambio sia le mie azioni sia i miei obiettivi. Non si può esagerare troppo l'analogia fra programmi fisici e quelli di meditazione, ma sembra ragionevole far notare che una persona che ha allenato il suo corpo e ne ha confidenza si sente meno vulnerabile rispetto ad una con il corpo maldestro e scoordinato.

   Non c'è limite di età per la meditazione. Il titolo originale di questo libro fu Meditazione per Adulti. Si può praticare e trarre beneficio da queste discipline finché si è abbastanza adulti per capire che la propria crescita e sviluppo sono delle questioni serie delle quali vale la pena di inseguirle, finché capisci che, se vuoi il meglio di e per te stesso, dovrai lavorare sodo, poiché non si riesce a raggiungere niente senza uno sforzo sostenuto.

   Principalmente, le tecniche di meditazione sono state sviluppate da individui, comunemente chiamati `mistici', e da certe scuole mistiche di addestramento, e da tradizioni mistiche nelle quali degli individui si aggregano per studiare e praticare queste tecniche. Il termine `mistico' è stato diffusamente frainteso per molto tempo nella cultura occidentale, come se si riferisse ad un individuo che crede delle cose che nessun'altro può capire, che si ritira dal mondo e che ha poco a che fare con le attività ordinarie, che parla e scrive in termini che non comunicano nulla e che, se non proprio certificabile come malato di mente, si è lasciato trasportare così lontano dal buon senso che sicuramente non lo si potrebbe considerare sano. (Ci è stata una modifica a questo punto di vista negli ultimi anni nell'America, ma la posizione che ho appena descritto è stata la visione prevalente da molto tempo. Sviluppi recenti nella cultura occidentale stanno cambiando questo stereotipo.)

   Senza dubbio, è vero che ci sono tanti individui che si identificano con i mistici e che corrispondono a questi criteri. Però, se guardiamo con attenzione il numero maggiore di coloro che sono classificati o si classificano come mistici, troviamo un'imagine stranamente diversa. Vediamo che le due caratteristiche di questo gruppo sono il loro alto livello di efficienza in ciò che fanno (i mistici occidentali sono particolarmente noti per la loro abilità nel commercio) e la serenità, buoni rapporti umani, entusiasmo, pace e gioia che riempono le loro vite. Per di più, il loro consenso sulle questioni di importanza (la natura dell'universo, le norme etiche della vita e simili) è fortissimo, in qualunque tempo e cultura vivono. Tutti i mistici, scrisse de S. Martin, `vengono dallo stesso paese e parlano la stessa lingua.' Parlando di questo, il filosofo britannico C.D. Broad ha scritto:

A me, l'apparizione dell'esperienza mistica in tutti i tempi e in tutti i luoghi e le similarità fra le testimonianze di tanti mistici di tutto il mondo, sembra un fatto veramente significativo. `Prima facie' suggerisce che esiste un'aspetto della realtà con il quale queste persone vengono in contatto e che, per lo più, non riescono a descrivere con la lingua della vita quotidiana. Dovrei dire che questa sembianza di obiettività `prima facie' si dovrebbe accettare per quello che è, a meno che si riesca a fornire una spiegazione ragionevole e soddisfacente del consenso.
Evelyn Underhill, seria mistica ed eminente studiosa della letteratura del misticismo, ha scritto a questo proposito:
I rami più evoluti della famiglia umana hanno una caratteristica peculiare in comune: la tendenza a produrre (sporadicamente, è vero, e spesso di fronte ad circostanze esterne avverse) un tipo di personalità insolito e particolare; un tipo che rifiuta di essere soddisfatto da ciò che gli altri uomini chiamano l'esperienza e che tende (nelle parole dei suoi nemici) a `negare il mondo, in modo da trovare la realtà'. Abbiamo bisogno di queste persone nell'oriente e nell'occidente, nei mondi antichi, medioevali e moderni... in qualunque luogo e periodo essi siano apparsi, i loro obiettivi, le loro dottrine e i loro metodi sono stati grosso modo gli stessi. Le loro esperienze, sorprendentemente simili e che si spiegono a vicenda, costituiscono un corpus di prove di cui bisogna tenere conto prima di fare il punto sulle energie e le potenzialità dello spirito umano, o di speculare sulle sue relazioni con il mondo sconosciuto che si trova al di fuori dei confini dei sensi.
   Il misticismo, dal punto di vista storico e psicologico, è la ricerca e l'esperienza del rapporto fra l'individuo stesso e la totalità dell'universo. Un mistico o è una persona che ha avuto questa conoscenza come musica di fondo della sua esperienza quotidiana o è una che si sforza e lavora costantemente per ottenere questa conoscenza.

   Il risultato di questa realizzazione è quella capacità di trascendere gli aspetti dolorosi e negativi della vita quotidiana con serenità, pace interiore, gioia e amore che caratterizza le vite dei mistici. Il meglio del misticismo fornisce anche un entusiasmo, un fervore e un gusto della vita, oltre che una maggiore capacità di operare nelle faccende della vita quotidiana.

   Tutte le altre definizioni del misticismo e dei mistici sono le definizioni di una scuola particolare o di un gruppo religioso. Potrebbero essere adeguate a quel gruppo religioso ma non bastano per il significato basilare del termine.

   Il mistico considera questa ricerca della conoscenza del suo rapporto con l'universo (e in un senso profondissimo dell'unione fra se stesso e Tutto) una ricerca di un sapere perso che aveva una volta e di un modo di essere che è quello naturale per l'uomo. La radice della parola `mistico' è la stessa radice della parola `chiudere'. La ricerca mistica è l'allenamento nel chiudersi a tutti i fattori che ci tengono lontani da questa conoscenza, il diritto di nascita che abbiamo perso.

   I mistici sono degli individui che hanno lavorato a lungo e sodo con la meditazione e la loro percezione e abilità di partecipare nella realtà sono stati cambiati dal lavoro che hanno compiuto. Molte delle opinioni specifiche di ogni mistico rispetto alla realtà sono condizionati dalla cultura nella quale è cresciuto ma, dietro la facciata dei termini e delle diverse cose specifiche, ci sono dei grandi campi di consenso profondo.

   Nella classica tradizione occidentale ci sono due sentieri alternativi che proseguono allo sviluppo mistico, oltre che al sentiero meditativo: il sentiero ascetico e il sentiero illuminato.

   Il sentiero ascetico, la via di assalto sul corpo e l'io, è poco applicabile oggi giorno. Mai molto utile di per sé, i suoi lunghi anni di digiuno, auto-flaggelazione ecc. non verranno seguiti nella cultura occidentale come la conosciamo oggi. Il sentiero illuminato, il cambiamento improvviso e tremendo nell'integrazione della personalità e la comprensione, è stata la sorgente dello sviluppo di alcuni mistici. Però accade così raramente che non ha senso trattenere il fiato ad aspettarla. Se ti trovi sulla parte giusta della strada per Damasco nel momento giusto, allora complimenti! Altrimenti ti conviene metterti a meditare se ti interessa questo tipo di crescita. Per lo più, si racconta che di solito i seguaci di entrambi di questi sentieri abbiano già fatto una buona quantità di meditazione.

   Ci sono due risultati principali rilevanti da mistici di tutto il mondo e ai quali tutte le scuole mistiche di allenamento (come lo Zen, Hesychasm, Yoga, Sufi, misticismo cristiano, misticismo indù, misticismo giudaico e così via) mirano e sono una efficacia maggiore nella vita quotidiana e la comprensione di una visione della realtà diversa da quella che usiamo solitamente.

Maggior efficienza nella vita quotidiana

In nessun rispetto è tanto sbagliato lo stereotipo del mistico quanto in quest'area. Di solito il mistico è visto come un sognatore fuori di questo mondo, quasi come se chiunque si allena regolarmente e in maniera disciplinata in palestra fosse considerato parte di un gruppo cui soci fossero considerate senza muscoli e scoordinati. Una grande parte del lavoro di qualunque tipo di meditazione sta nel imparare a fare una cosa alla volta; se stai pensando ad una cosa per pensare solo a quella cosa e di nient'altro; se stai ballando per ballare soltanto e non pensando alla tua danza. Questo tipo di esercizio certamente produce più efficacia in qualunque cosa facciamo invece di meno.

La sintonizzazione e l'allenamento della mente, allo stesso modo in cui un atleta sintonizza e allena il suo corpo, sono tra gli scopi primari di tutti i tipi di meditazione. Questo è uno dei misteri principali per il quale questa disciplina aumenta l'efficienza nella vita di tutti i giorni.

   Ci sono anche degli altri motivi. Uno di questi (parlerò di altri nei capitoli successivi) si base su una teoria per la riorganizzazione della struttura della personalità in modo terapeutico. `Se diamo uno sguardo approfondito ai stili di vita come il Buddismo o il Taoismo, Vedanta o Yoga', scrisse Alan Watts, `non troviamo né filosofia né religione, nel senso in cui questi termini vengono compresi in occidente. Troviamo qualcosa che rassomiglia di più alla psicoterapia.' In questo campo, il misticismo e la psicoterapia occidentale seguono due sentieri diversi che portano allo stesso obiettivo. Se soffro di un severo attacco di ansia e vado in cerca di aiuto da uno psicoterapeuta, lui tenterà di aiutarmi, principalmente, esplorando il contenuto del problema: su che cosa si focalizza, il contenuto del suo significato simbolico a vari livelli di personalità. Lavorerà seguendo la teoria che, quando il contenuto viene riorganizzato e degli elementi problematici vengono alla coscienza, anche la struttura della mia personalità si riorganizzerà in una maniera più sana e positiva.

   Se, invece, con lo stesso attacco di ansia, vado in cerca di aiuto da uno specialista in meditazione, lui cercherà di venirmi in aiuto, per prima, attraverso il rafforzamento e la riorganizzazione della struttura e l'abilità di funzionare della organizzazione della mia personalità. Il suo lavoro si base sulla teoria che, quando la struttura viene rafforzata e resa più coerente da questi esercizi, i contenuti che si trovano a livelli meno di ideali (per esempio, materiale che è repressa e che causa sintomi) si sposteranno a dei livelli preferibili e verranno riorganizzati nel modo giusto.

Tutti e due di queste teorie sono valide, e ciascuno degli approcci `funziona'. Entrambi sono anche in una fase primitiva della loro evoluzione e c'è molto nonsenso, oggi come oggi, sia nei prassi mistici sia in quelli psicoterapeutici. Forse, alla fine, potremmo sperare in una sintesi dei due, combinando le caratteristiche migliori di ciascuno e scartando il pensiero concretista e la superstizione che si trovano in entrambi attualmente. Sicuramente, questo ci darebbe un metodo molto più efficace, ma sfortunatamente si fa poca ricerca in questa direzione attualmente. Qualche psicologo e qualche psichiatra - come Arthur Deikman, M.D. - hanno sperimentato questa sintesi e stanno facendo del lavoro eccellente con essa. Uno scarso inizio sta avendo luogo.

La comprensione di una Visione Diversa della Realtà

L'altro risultato principale riportato dai mistici di tutti i tempi e luoghi, e al quale mirano nell'addestramento offerto da tutte le scuole mistiche, è la comprensione di una visione diversa della realtà. Impiego il termine `comprensione' qui per indicare un'intesa e partecipazione in questa visione sia a livello emotivo sia intellettuale.

   Questa è un'affermazione strana e difficile. Che cosa può intendere il mistico quando si riferisce ad una visione diversa della realtà? Non è la realtà ciò che sta `là fuori', e non è il nostro compito di capire `essa'? Se il mistico dice che ci sono due punti di vista, ugualmente validi, non sta facendo una contradizione elementare?

   Il problema è reale. Da un lato, sappiamo che la nostra solita visione della realtà è essenzialmente corretta. Non soltanto dà la sensazione di essere corretta; operiamo con essa con molta efficienza. I risultati delle nostre azioni sono abbastanza prevedibili da indicare che i nostri presupposti rispetto alla natura della realtà (sui quali basiamo le nostre azioni) devono essere giusti.

   Dall'altro lato, un gran numero di persone serie - tra cui quelle che l'umanità stima altissimamente - ha affermato chiaramente che basava le loro azioni su una visione ben diversa sul modo in cui funziona il mondo. Affermano anche che `sanno' che quest'altra visione è giusta. E, il quale peggiora la situazione, sembrano capaci di raggiungere i loro obiettivi, di operare con efficienza nel mondo e spesso di avere un grande effetto su di esso. Affermano anche che hanno raggiunto la serenità e la gioia nelle loro vite, e degli osservatori esterni riferiscono che il loro comportamento fa testimonianza a quest'affermazione.

   Parlerò in dettaglio di quest'altra visione della realtà nel capitolo 3. Forse basta dire qui che, se abbiamo imparato una cosa dalla fisica moderna, è che ci possono essere due punti di vista su qualcosa che si contraddicono a vicenda, ma che tutti e due sono ugualmente `giusti'. Nella fisica, questo si chiama il principio della complementarietà, secondi il quale, per ottenere la più completa comprensione di alcuni fenomeni, li dobbiamo avvicinare da due punti di vista. Da solo, ogni punto di vista coglie solo la metà della verità.

   Il mistico non afferma che un certo modo di comprendere la realtà, di sentirsi a casa propria nell'universo, sia superiore ad un altro. Afferma, piuttosto, che per raggiungere la sua umanità più completa, ha bisogno di tutti e due. Il mistico romano, Plotonio, disse che l'uomo dev'essere considerato un anfibio che ha bisogno della vita sia terrestre sia acquatica per ottenere la sua più complete `anfibità'. Così, anche, l'uomo ha bisogno di sentirsi a casa sua nel mondo in due modi diversi - si possono chiamare: `stati diversi di coscienza' oppure `l'utilizzo di sistemi diversi di metafisica' - per raggiungere il suo pieno sviluppo. In una maniera stranamente simile, il mistico indiano Ramakrishna paragonava l'uomo ad una rana che, nella sua gioventù, vive da girino in un solo ambiente. `Più avanti, però', scrisse Ramakrishna, `quando cade la coda dell'ignoranza', ha bisogno nella sua età adulta sia di terra ferma sia dell'acqua per la più piena realizzazione della sua potenziale.

   Questo secondo modo di percepire la realtà è uno degli obiettivi della meditazione. E, invero, coloro che l'hanno raggiunto e che sono andati avanti per fare una fusione dei due modi, in modo che uno faccia, in un certo momento, la musica di fondo per l'altro, e vice versa, certamente affermano e sembra agli altri che fanno vite molto più piene e ricche di prima, e anche rispetto a quanto ci riesce il resto della nostra razza. Senz'altro sono del tipo di persona con cui è un piacere dividere il nostro pianeta.

   Questi, dunque, sono gli obiettivi della meditazione. È davvero una sorta di `tornare a casa'.

   Nel resto del libro parlerò della natura di quest'altra visione della realtà, la struttura di base di meditazioni, le forme principali che assumano e gli effetti psicologici e fisiologici della meditazione. Presenterò in seguito istruzioni dettagliati per un campione di meditazioni che copre la maggior parte delle forme principali. Dopodiché c'è una sezione dedicata agli errori comuni (`trappole seducenti') che si incontrano nella meditazione e nel misticismo e concludo con una discussione sul valore della meditazione per l'individuo e per la società.

   Originalmente, avevo l'intenzione di includere un capitolo sulle scuole principali di addestramento in meditazione, come lo Yoga, lo Zen, i Sufi e Gurdjieff. Però, presto diventò chiaro che sarebbe da sciocchi cercare di abbreviare ciò che è già stato fatto così bene e che è diffuso oggi. Per la maggior parte delle sciole, la cosa migliore alla quale potrei aspirare sarebbe una versione povera del classico di Jacob Needleman, The New Religions (New York: Doubleday, 1970). Huston Smith, nel suo Religions of Man (New York: Harper & Row, 1958), ha coperto le religioni principali molto meglio di quanto io potrei. Per il misticismo cristiano, Mysticism (New York: E.P.Dutton, 2° ed., 1930) di Evelyn Underhill è ancora l'opera definitiva. Per il misticismo Hasidico, Tales of the Hasadim (New York: Schocken, 1967) di Martin Buber, mi sembra il riassunto migliore. Per una prima esame di queste scuole, o se stai considerando un addestramento in una di loro, ti consiglierei The New Religions di Needleman.

   La meditazione seria è una fatica, spesso frustrante e tuttavia profondamente soddisfacente ed è l'avventura più antica e più recente per l'uomo. Spero che verrà a significare tanto per te quanto lo ha fatto per me.


Questa traduzione di Martin Guy <martinwguy@gmail.com>, 1 settembre 1995.
Prima edizione digitale: 20 luglio 2003.
Ultima revisione: 18 settembre 2017.